Cancellati. I meticci nel colonialismo italiano
29 Luglio 2023 – 21:50

Africa, 29 luglio 2023
di Uoldelul Chelati Dirar
Nel suo Diario eritreo, il governatore civile dell’Eritrea Ferdinando Martini (1897-1907) nel giustificare la sua ferma opposizione alla formazione scolastica dei giovani eritrei affermava che sarebbe stata una spesa …

Leggi articolo intero »
Home » Critica sociale

Riprendere il percorso tracciato con l’Ostpolitik

a cura di in data 2 Aprile 2025 – 18:46Nessun commento

Critica sociale, 10 aprile 2025
di Giorgio Pagano

Nell’era nucleare non esiste alternativa umanamente accettabile che non sia la pace attraverso la diplomazia. E’ del tutto chiaro che la Russia, potenza nucleare, può essere sconfitta solo con l’arma nucleare, cioè distruggendo il mondo. Dobbiamo evitarlo, così come dobbiamo evitare la distruzione anche della sola Ucraina. L’esito della guerra in corso, senza la pace, sarà questo: la Russia ha una capacità militare superiore, anche senza il nucleare, e l’Ucraina è sempre più logorata, mentre i suoi giovani disertano. La spinta al riarmo dei singoli Stati europei – perché è di questo che si sta parlando – è un segnale aggressivo che conduce al vicolo cieco e al bagno di sangue per l’Ucraina. Possiamo evitare la sua distruzione solo con la tregua e poi con la pace. In fondo la “coesistenza pacifica” non fu poi così male. Abbiamo ancora bisogno di una fase in cui almeno si compete e non si pratica il conflitto. In questo clima si potrà arrivare alla riconciliazione e alla pace.
La spinta europea al riarmo parte da un presupposto sbagliato: che l’Europa e la Russia abbiano dei motivi per farsi la guerra. In realtà l’interesse della Russia è quello di avere buoni rapporti con l’Europa, e altrettanto vale per l’Europa riguardo alla Russia. Del resto la Russia fa parte dell’Europa, anche se la strategia di allargamento della Nato voluta dagli Stati Uniti tra il 1994 e il 2024 ha fatto di tutto per far diventare la Russia “euroasiatica” e vicina alla Cina. Il problema dell’Europa, come ha scritto Jeffrey Sachs, “non è la mancanza di deterrenza, ma la mancanza di qualsiasi diplomazia bilaterale tra Europa e Russia”. Ci sono reciproche e rispettive preoccupazioni in materia di sicurezza? Con negoziati seri, che riprendano il cammino già tracciato con la Ostpolitik, l’accordo si può raggiungere. L’Europa ha certamente bisogno di rafforzare la propria autonomia – politica, strategica e militare – ma per farlo non deve essere così asservita alle industrie militari, così poco addestrata alla diplomazia. Non deve alimentare la spinta bellicista e guerrafondaia ma negoziare nuovi accordi con la Russia, con la Cina e con gli Stati Uniti, contribuendo così al nuovo mondo multipolare. Nel quale dobbiamo domandarci se ha ancora un senso che esista la Nato.
La spinta europea per il riarmo dovrebbe tramutarsi, si dice, in spinta per la comune difesa europea. E’ giusto: ma prima va affrontato il nodo di fondo, che sta a monte, cioè la comune politica estera e diplomatica. Il superamento dell’inconsistenza dell’Europa sta qui, non nella questione delle armi. Se procediamo a riarmare i singoli Stati faremo più ricca l’industria degli armamenti, anche e soprattutto fuori dall’Europa, ma non renderemo più forte l’Europa. Diciamo la verità: con il sovranismo delle armi renderemo più forte soprattutto la Germania. Il che rischia di disgregare ulteriormente l’Europa, che non può reggere se il suo centro politico e militare diventa la Germania nuovamente in armi, ottant’anni dopo il 1945.
Aggiungiamo un’altra considerazione: se dirotteremo ciò che resta della spesa sociale in armi, se trasformeremo il welfare in warfare, i cittadini europei appartenenti alle classi popolari saranno portati a rifiutare la democrazia e a rafforzare l’estrema destra. Anche in Germania. Con Stati-nazione in competizione tra loro: una storia tragica già vista, quella che volevano rovesciare i visionari di Ventotene. Che non a caso volevano la pace e, come sua premessa, “l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione di condizioni più umane di vita”. Europa federale, Stato sociale, casa comune con la Russia, disarmo: una rivoluzione ancora oggi, anzi più che mai oggi, necessaria.
Ma la leadership europea è attesa a un’altra prova dirimente: la guerra a Gaza. L’autonomia politica e strategica dell’Europa passa da qui. Il contrasto a Trump, che appoggia Netanyahu e distrugge l’Onu, si fa contrastando con ogni vigore la guerra e la pulizia etnica in Palestina, non sabotando la tregua in Ucraina. Da Gaza passa anche la lotta all’estrema destra, oggi incarnata nel mondo dall’Israele di Netanyahu. La sorte della costruzione europea è intimamente legata a quella dell’enclave palestinese: come ha scritto Jean-Pierre Filiu su “Le Monde”, occorre “salvare Gaza per salvare l’Europa”.

Giorgio Pagano

 17 total views,  8 views today